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Requisiti per l’applicazione della responsabilità ex art. 2051 c.c.


Sentenza Cassazione civile, sez. III, 22.03.2016, n. 5622 e sentenza Tribunale di Chieti, 02.02.2016, n. 62

Le due sentenze in commento hanno ad oggetto fattispecie relative a danni subiti da soggetti che lamentano l’applicabilità della disciplina dettata dall’art. 2051 c.c., con riferimento, nel caso della pronuncia della Suprema Corte, ad una caduta su una lastra di ghiaccio presente sul manto stradale, e nell’ipotesi della decisione di merito, invece, ad una caduta avvenuta nell’utilizzo di una scala mobile sita all’interno di un centro commerciale.

Pur trattandosi di giudizi instaurati contro soggetti convenuti diversi, e nello specifico, un ente locale, nel caso della decisione della Cassazione, e un centro commerciale, nella sentenza di merito, si rimarca il fatto che in entrambe le pronunce in esame la domanda attorea viene rigettata, e ciò in quanto in queste ipotesi non sono presenti i requisiti necessari per l’operatività di quanto disposto dall’art. 2051 c.c..

Nella sentenza della Cassazione, infatti, si legge che “la mancata osservanza da parte della danneggiata anche del minimale precetto di diligenza consistente nel guardare per terra onde evitare di calpestare visibili lastre di ghiaccio nell'impegnare l'attraversamento pedonale, unitamente alle particolari circostanze atmosferiche che avevano reso impossibile la completa liberazione dell'intero territorio comunale da neve e ghiaccio, sono state ritenute circostanze idonee ad integrare la prova liberatoria del caso fortuito”, e che nel caso specifico “non era possibile per il Comune porre in essere un'attività così imponente come quella che sarebbe stata necessaria per liberare da neve e ghiaccio l'intero territorio comunale, in considerazione dell'eccezionalità degli eventi atmosferici che si erano determinati, e che quindi l'incidente si era verificato perchè la ricorrente non aveva osservato la necessaria prudenza richiesta dalla situazione climatica eccezionale (ampiamente nota e riconoscibile), che avrebbe imposto la massima attenzione per evitare di transitare sulle lastre di ghiaccio che si erano formate sul manto stradale, peraltro di non difficile individuazione”, dimostrando come, anche quando si sostiene l’applicabilità della previsione dell’art. 2051 c.c., occorre che comunque il danneggiato dia prova di aver rispettato il requisito minimo dell’ordinaria diligenza.

Nel caso, invece, della caduta avvenuta su una scala mobile all’interno di un centro commerciale, la pronuncia di merito specifica che la parte attrice non ha saputo rispettare l'onere di comprovare l'effettività dell'evento lamentato, così come addotto inizialmente nell'atto introduttivo, in quanto mentre nell'atto di citazione aveva denunciato che la sua caduta si era verificata in seguito all'emissione di forti scatti e vibrazioni da parte della scala de qua, in definitiva tale dirimente allegazione non ha però trovato alcun minimo elemento di riscontro probatorio in corso di causa.

In definitiva, possiamo osservare come le sentenze in esame evidenziano in modo rilevante quelle che sono le prescrizioni in tema di onere della prova che deve rispettare chi agisce per ottenere il risarcimento del danno ai sensi dell’art. 2051 c.c., proprio in quanto in giurisprudenza, pur affermandosi che “la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prescinde dall'accertamento del carattere colposo dell'attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva“, vengono comunque previste una serie di ipotesi in cui non è ravvisabile alcuna responsabilità a carico del soggetto onerato dell’obbligo di custodia, come nel caso in cui non sia possibile per questo esercitare sul bene la custodia intesa quale potere di fatto sulla cosa, o quando il danneggiato non abbia saputo dimostrare la presenza del rapporto eziologico tra la cosa in custodia e l’evento, o ancora nel caso in cui l'ente custode dimostri che l'evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili, nè eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, ovvero da una situazione che imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo questo esplicato la sua potenzialità offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l'intervento riparatore del medesimo ente custode.

Allegati scaricabili

Cassazione civile, sez. III, 22.03.2016, n. 5622

Tribunale di Chieti, 02.02.2016, n. 62

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