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Il danno da perdita del rapporto parentale va risarcito anche quando il de cuius ha perduto solo chance di sopravvivenza


I medici ritardano l’intervento al cuore ed il marito muore anzitempo. La moglie agisce in giudizio per ottenere il ristoro dei danni non patrimoniali subiti.

In questa interessante sentenza, il Tribunale di Treviso affronta il problema del risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale nel caso in cui il ritardo colposo nell’esecuzione dell’atto medico non abbia causato la morte del congiunto, bensì ne abbia solo diminuito le chance di sopravvivenza.

Il Tribunale infatti, non risarcisce iure hereditario il danno subito in vita dal marito per aver perso occasioni di sopravvivenza a causa della colpa dei medici che lo ebbero in cura, bensì ritiene risarcibile la diversa ipotesi del danno subito iure proprio dalla moglie per la perdita del congiunto, o meglio per la perdita dell’occasione di vivere più a lungo accanto al proprio congiunto.

La Corte dopo aver stabilito, sul piano astratto, la risarcibilità del danno da perdita del rapporto parentale anche nel caso in cui il de cuius abbia subito solo una diminuzione delle chance di sopravvivenza, passa ad occuparsi dei profili liquidatori optando per una soluzione che si avvicina alla tecnica del “coefficiente di riduzione” applicata nella liquidazione del più tradizionale danno da perdita di chance (Cass., Sez. III, 18 settembre 2008 n. 23846 in Foro it., 2009, VI, 1813).

Il Ctu non ha potuto specificare le percentuali precise di sopravvivenza, considerandole “elevate” qualora l’intervento fosse stato effettuato tempestivamente al tempo della prima visita medica e “discrete” qualora il paziente fosse stato operato in occasione almeno del secondo controllo.

Sulla scorta di queste risultanze, il Giudice, in via equitativa, ha ritenuto di operare una riduzione del 30% sul totale del danno da perdita del rapporto parentale così come risultante dall’applicazione della Tabella Milanese, individuando in tale percentuale “l’incidenza della patologia congenita del paziente rispetto alle sue possibilità di sopravvivenza in presenza di un intervento eseguito tempestivamente”.

Allegati scaricabili

Tribunale di Treviso 21 gennaio 2016

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