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L’istruttore imprudente risponde dei danni che si provoca l’allievo


Corte App. di Lecce, sez. distaccata di Taranto, Sent. 24 febbraio 2017

 

Un giovane allievo di kitesurf riceve dal proprio istruttore una vela più grande di quella consona ad un principiante e viene condotto, per la sua lezione, in una spiaggia dove sono presenti alcune costruzioni, insidie per i praticanti di questo sport.

Durante la lezione il giovane, a causa della sua inesperienza nonché delle forti raffiche di vento tipiche di quella località, perde il controllo del suo attrezzo velico andando a sbattere violentemente contro uno degli edifici presenti sulla spiaggia e riportando gravi lesioni al viso e al resto del corpo.

Il giudice di primo grado condanna l’istruttore a risarcire il danno subito dal giovane sul quale non aveva correttamente vigilato.

L’allenatore appella la sentenza sostenendo che la scelta della località, per le esercitazioni di quell’allievo, tutt’altro che inesperto, era avvenuta con riferimento alle condizioni meteorologiche e geofisiche ideali che erano idonee in quell'occasione, perché caratterizzate da assenza di raffiche di vento. Indimostrata, a parere dell’appellante, la vicinanza delle costruzioni, dal luogo dove i partecipanti al corso si esercitavano.

La Corte d’Appello, nel rigettare l’impugnazione, chiarisce in modo puntuale quelli che sono i doveri dell’istruttore di una disciplina sportiva, con particolare riguardo alla valutazione e previsione dei rischi cui sottoporre gli allievi a lui affidati.

In primo luogo, il giudice del gravame chiarisce come, in riferimento all’ambito della responsabilità civile per i danni occorsi nell’esercizio dell’attività sportiva, sia di fondamentale rilevanza il richiamo alle regole tecniche che disciplinano quella particolare disciplina.

“Le regole tecniche, infatti, conformano il gesto tecnico sportivo in un modello astratto, rispetto al quale è possibile svolgere un giudizio di prevedibilità ex ante dei rischi correlati alla stessa attività sportiva, con l'effetto di escludere in apicibus l'antigiuridicità della condotta, causativa di danni, ove conforme a tale modello astratto di gioco”.

Da questa premessa la Corte tarantina deduce come l'insegnamento di una certa pratica sportiva presuppone che il maestro istruisca adeguatamente l'allievo circa i rischi correlati all'esercizio dell'attività stessa, senza che vi sia differenza tra l'allievo minore d'età e quello maggiore d'età.

“La previsione dei rischi è, infatti, correlata non allo stato di capacità o incapacità legale del praticante ma - prima di tutto - alla conoscenza della disciplina sportiva ed alla abilità a praticarla, cosicché anche un allievo maggiorenne è da considerarsi 'incapace' alla stessa stregua dell'allievo minorenne”.

A parere della Corte, questa considerazione vale sia per l’allievo principiante che per quello esperto, dal momento che, ai fini del riconoscimento della responsabilità aggravata ex art 2048 c.c., rileva unicamente il rapporto tra l’allievo e il maestro (che è tenuto a vigilare su di lui) essendo viceversa ininfluenti  il grado di preparazione ed esperienza del discente in sé considerati.

“In conclusione, nel caso di danni occorsi durante una lezione di sport, è corretto ricondurre la fattispecie nell'alveo della responsabilità aggravata ex art. 2048, c.c. , posto che questa opzione, pone in primo piano il rapporto esistente tra allievo e maestro, in sé oggettivamente considerato, dando il giusto risalto al particolare contenuto di tale rapporto, che è rappresentato, come sopra detto, dall'insegnamento della pratica sportiva recante in sé la conoscenza dei rischi per l'incolumità fisica ad essa correlati”.

Come più volte ribadito anche dalla Corte di Cassazione infatti, tra precettore ed allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale il precettore assume anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona, per questa ragione l'istruttore deve sempre considerarsi titolare di obblighi di protezione e vigilanza su chi frequenta i corsi relativi alla disciplina per la quale impartisce lezioni o comunque a lui si affidi. Tali doveri di protezione e vigilanza, evidentemente, non possono risolversi soltanto nella valutazione delle condizioni atmosferiche, ma devono anche comprendere la scelta dei mezzi e dei posti più idonei per le esercitazioni.

Qualora dunque l’istruttore si mostri imprudente, scegliendo ad esempio una spiaggia piena di ostacoli anziché una libera, correttamente sarà chiamato a rispondere dei danni che, per questa ragione, abbia riportato l’allievo.

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