L’ILLEGITTIMITA’ DEL C.D. REDDITOMETRO

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Con la pronuncia del 21 febbraio 2013, il Tribunale di Napoli - sez. dist. di Pozzuoli - ha accertato la nullità del D.M. n. 65648 del 24.12.2012 e l'illegittimità del c.d. redditometro per violazione del diritto alla riservatezza dei contribuenti.

La domanda cautelare, proposta ex art. 152 d.lgs. n. 196 del 2003, era finalizzata ad inibire l’attività ispettiva dell’Agenzia delle Entrate prevista dal decreto in esame nei confronti del ricorrente, (poichè) ritenuta lesiva dei diritti inviolabili alla riservatezza e alla libertà personale del contribuente.

            L’estensore argomenta in base al disposto dell’art. 38 comma 4 e 5 del d.p.r. n. 600 del 1973, a mente del quale l’Agenzia delle Entrate può legittimamente considerare, ai fini della determinazione del reddito, spese di ogni genere sostenute dal contribuente nel periodo di imposta.

La determinazione sintetica, inoltre, può essere fondata anche sul contenuto induttivo di elementi di capacità contributiva individuati attraverso l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza, fatta in ogni caso salva la prova contraria a favore del cittadino di aver finanziato quegli interventi con redditi diversi.

Enuclea, dunque, i presupposti che l’atto regolamentare deve rispettare per poter essere considerato conforme alla menzionata normativa di rango primario:

  • la concessione di una prova liberatoria in capo al contribuente, in ogni caso;
  • la necessità che eventuali campioni significativi riguardino specificamente contribuenti;
  • quella, infine, che tali campioni siano differenziati tra loro “anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza”.

Il D.M. 62648/2012 esula da tale perimetro, ed è, pertanto, nullo per carenza di potere o difetto assoluto di attribuzione ex art. 21 septies l. n. 241 del 1990.

La domanda è, dunque accolta.

L’estensore sottolinea, tra l’altro, come nella individuazione delle voci di spesa considerate (cioè la totalità di quelle poste in essere dal soggetto e dalla sua famiglia) si sostanzi il pericolo della lesione del diritto alla riservatezza e alla libertà personale “poiché [il D.M. n.d.r.] prevede la raccolta e la conservazione non già di questa o quella voce di spesa diverse tra loro per genere, ma, a ben vedere, di tutte le spese poste in essere dal soggetto, che viene, quindi, definitivamente privato del diritto ad avere una vita privata, di poter gestire autonomamente il proprio denaro e le proprie risorse, ad essere quindi libero nelle proprie determinazioni sena dover essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo e senza dover dare spiegazioni dell’utilizzo della propria autonomia e senza dover subire intrusioni anche su aspetti delicatissimi della vita privata quali quelli relativi alla spesa farmaceutica, al mantenimento e all’eduzione impartita alla prole e alla propria vita sessuale”.