ANCORA IN TEMA DI RIPARTIZIONE DELL’ONERE PROBATORIO NELLE AZIONI DI RESPONSABILITA’ SANITARIA

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Tribunale di Rovereto 13 luglio 2012

La sentenza qui presentata ritorna sulla questione, di costante attualità, della ripartiziuone dell'onere della prova nelle controversie di responsabilità sanitaria.

L'omissione di alcuni approfondimenti diagnostici è, secondo gli attori, causa del mancato accertamento della sofferenza fetale e del parto cesareo che avrebbe salvato la vita del nascituro.

Agiscono pertanto in giudizio per il ristoro dei danni patiti, ma il Tribunale trentino rigetta la domanda.

La pronuncia ha rilievo in tema di accertamento della causalità omissiva in responsabilità sanitaria e, segnatamente, in ambito di ripartizione dell’onere probatorio.

Ritiene infatti l’estensore - in ciò aderendo ad un orientamento di Legittimità - che l’inversione dell’ onere della prova[1] nelle azioni contrattuali in ipotesi di responsabilità sanitaria (sancito da SS.UU. n. 576 del 2008 che ha definitivamente sancito la definitiva attrazione della responsabilità sanitaria in ambito contrattuale) vada interpretato in senso restrittivo e limitato ai soli casi in cui, in sede di accertamento della causalità c.d. generale la legge scientifica di copertura sia “particolarmente pregnante”.

Ad esempio, in caso di danno da emotrasfusione.

In ipotesi quale quella di specie, invece, grava sul debitore l’onere della prova anche del nesso causale.

La soluzione interpretativa prospettata dal giudice nel caso in esame ha come corollario una ovviamente diversa distribuzione del rischio in ambito sanitario: essa è tuttavia in contrasto con i dicta di SS.UU. n. 576 del gennaio 2008, e con altra e - più recente - giurisprudenza di Legittimità[2] ad essa conforme.



[1] Chiarito da Cass. SS.UU. n. 13533 del 2008 con riferimento alle azioni contrattuali.