Danno non patrimoniale: personalizzazione senza duplicazioni

Cassazione Civile n. 17161/2012

Con la sentenza in esame la Suprema Corte riconferma, ancora una volta, la correttezza della configurazione del danno non patrimoniale nella sua accezione più ampia ed omnicompresiva, ponendo l'accento, peraltro, sulla stringente necessità di una adeguata e concreta personalizzazione del suddetto danno in sede di liquidazione.

Il caso è quello di un danneggiato a seguito di sinistro stradale, che, vittorioso in primo grado, propone appello chiedendo la parziale riforma della sentenza del Tribunale di Roma, lamentando l'erroneità del quantum liquidato. La Corte di Appello di Roma, però, ritenendo corretta la quantificazione, rigetta l'appello.

Con ricorso per Cassazione, il ricorrente denuncia l'erroneità della sentenza di primo grado nella identificazione e quantificazione del danno biologico, estetico e morale.

In particolare, assume che il Tribunale di Roma, nella liquidazione del danno biologico, non avrebbe personalizzato i valori delle tabelle in uso presso lo stesso Tribunale, non adattando quindi la liquidazione al caso concreto; sul danno morale, avrebbe omesso qualsiasi valutazione equitativa applicando pedissequamente le tabelle del suddetto Tribunale; infine, avrebbe inadeguatamente liquidato il danno estetico, prescindendo dalla gravità delle lesioni subite.

Si pronuncia sul punto la Corte di Cassazione, richiamando la famosa sentenza SS. UU. n. 26972/2008 e ribadendo che quando il fatto illecito integra gli estremi di reato, spetta alla vittima il risarcimento del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, ivi compreso il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva causata dal reato. Ma quando tale pregiudizio “morale” sussiste unitamente ad altri pregiudizi non patrimoniali (ad es. derivanti da lesioni personali) il giudice dovrà tenere conto di esso nella personalizzazione del danno biologico, mentre non potrà procedere ad autonoma liquidazione.

Precisano altresì gli ermellini, che in caso di lesione di un diritto fondamentale della persona, il principio per cui il risarcimento deve ristorare integralmente il danno subito, impone di tener conto dell'insieme dei pregiudizi sofferti, ivi compresi quelli esistenziali, purché sia provata nel giudizio l'autonomia e la distinzione degli stessi. (Cass. Civ. n. 9238/2011)

E' pertanto compito del giudice provvedere all'integrale riparazione del pregiudizio subito “secondo un criterio di personalizzazione del danno, che, escluso ogni meccanismo semplificato di liquidazione di tipo automatico, tenga conto, pur nell'ambito di criteri predeterminati, delle condizioni personali e soggettive del danneggiato, delle gravità della lesione e, dunque, delle particolarità del caso concreto e della reale entità del danno.”

Ebbene, alla luce dei principi enunciati, la Corte Suprema ha ritenuto di dover censurare la sentenza impugnata, essendosi il Tribunale di Roma limitato all'automatica applicazione delle tabelle in uso, senza procedere ad alcuna personalizzazione degli importi al caso concreto.

Solamente l'adeguamento dei valori di liquidazione alle particolarità della fattispecie concreta, alle condizioni soggettive del danneggiato, ed alla entità delle lesioni subite può infatti determinare un “equa” e corretta riparazione del danno non patrimoniale considerato nella sua più ampia ed omnicomprensiva accezione.