Nascita indesiderata: condannata la struttura sanitaria al risarcimento del danno

Nella sentenza in oggetto (Tribunale di Tolmezzo del 2 settembre 2011), il giudice di merito, accogliendo interamente le conclusioni del proprio ausiliario, addebita al personale medico dell’azienda sanitaria convenuta la responsabilità per il fatto illecito e per le conseguenze pregiudizievoli derivate da un intervento di sterilizzazione con sezione e legatura tubarica, effettuato senza riguardo della prescritta diligenza e prudenza, difformemente ai dettami dell’ars medica.

Il nominato CTU applicando la regola della “preponderanza dell’evidenza”, accertava nella fattispecie, che la gravidanza [indesiderata] conseguiva non ad un fallimento dell’intervento quale eventualità nota, seppure infrequente, di un atto operatorio correttamente eseguito (come contenuto nel modulo relativo al c.d. consenso informato sottoscritto dalla ricorrente), piuttosto dipendeva, più probabilmente che no, da un intervento incompleto, per non avere il chirurgo adottato tutti gli accorgimenti previsti dalla letteratura in materia al fine di evitare la successiva ricanalizzazione tubarica, causa della gravidanza interessata.

In ordine al quantum debeatur viene riconosciuto ad entrambi i genitori il diritto al risarcimento del danno patrimoniale rappresentato dal costo del mantenimento del figlio fino al compimento degli studi ed al raggiungimento dell’indipendenza economica, oltre al risarcimento del danno non patrimoniale scaturito dalla violazione del principio di autodeterminazione “della propria esistenza e della completa libertà nella determinazione in merito alla scelta della procreazione”.

Il danno patrimoniale derivante dal maggior onere per il mantenimento del (quinto) figlio è stato valutato tenuto conto di un costo mensile di euro 260 e dell’età di 23 anni necessaria per il compimento degli studi e per l’effettivo raggiungimento dell’autonomia economica, prendendo come base per la quantificazione di detta voce di danno la somma di euro 71.760 con riguardo al diverso apporto di entrambi i genitori. Complessivamente vengono liquidati euro 107.640,00.

A titolo di danno non patrimoniale (per la lesione al diritto costituzionale alla libera determinazione) è liquidato in via equitativa l’importo di euro 30.000,00. Sono risarcite anche le spese sanitarie sostenute, pari ad euro 320,58.

Per quanto riguarda il danno alla salute patito dal nascituro, il CTU ha riconosciuto una invalidità temporanea di giorni 20 al 50% oltre ad esiti permanenti sotto forma di danno biologico nella misura del 4-5%.