News - Giurisprudenza

  • 26.06.13 Mediazione >> Giurisprudenza

    La Corte costituzionale con ordinanza n. 156 del 17 giugno 2013 ha ravvisato la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale degli articoli 5, comma 1, 8, comma 5, 13 e 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n.28 (Attuazione dell’articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali), dell’art. 16 del decreto ministeriale 18 ottobre 2010, n. 180 (Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonché l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28) e dell’art. 372, commi 2 e 3, del codice di procedura civile, questioni sollevate, in riferimento agli articoli 3, 11, 24, 76, 77 e 111 della Costituzione, in riferimento agli articoli 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848), nonché in riferimento agli articoli 47, 52 e 53 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le ordinanze indicate in epigrafe.

    In particolare, per quanto concerne la prospettata questione d'illegittimità dell'art. 5, comma 1, del D. Lgs. 28/2010 la Corte costituzionale la ritiene priva di oggetto stante la precedente dichiarazione d'incostuzionalità per eccesso di delega pronunciata dalla medesima Corte costituzionale con sentenza del 6 dicembre 2012, n. 272.

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    Corte cost., ord. 17 giugno 2013, n. 156

    Corte cost., 6 dicembre 2012, n. 272

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  • 25.09.12 Mediazione >> Giurisprudenza

    Ad avviso del Trib. Siena, 25 giugno 2012, la prescrizione legale del previo esperimento della procedura di mediazione non può ritenersi soddisfatta mediante un mero formalistico deposito della domanda di mediazione, a cui non faccia seguito alcun comportamento della parte proponente idoneo a perseguire né l’instaurazione di un effettivo ed integro contraddittorio di fronte al mediatore, né l’effettiva fruizione del servizio da quest’ultimo erogato, che trova il suo corrispettivo nel pagamento delle competenze del mediatore. Pertanto, il comportamento elusivo, tenuto dalla parte nei confronti della prescrizione legale di un presupposto processuale, costituendo norma imperativa, in quanto posta a presidio del giusto processo e della sua ragionevole durata mediante la complessiva deflazione del contenzioso civile, anche nell’interesse pubblico, integra - secondo l'intendimento del giudice senese - gli estremi della frode alla legge, avendo la parte con tale condotta perseguito in via di fatto un risultato vietato dalla legge con norma imperativa.

    Con questa motivazione, dopo aver comminato la sanzione pecuniaria prevista all'art. 8, comma 5, ultimo periodo, D. Lgs. 28/2010, il giudice ha emesso sentenza di rito per mancato assolvimento di una condizione di procedibilità della domanda giudiziale ai sensi dell'art. 5, comma 1, D. Lgs. 28/2010.

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    Trib. Siena, 25 giugno 2012

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  • 05.09.12 Mediazione >> Giurisprudenza

    In materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, la condizione di procedibilità di cui all’art. 5 d.lgs. 28/10 e la condizione di proponibilità della domanda di cui all’art. 145, commi 1 e 2, d.lgs. 209/05 (c.d. Codice delle Assicurazioni), sono istituti che - ad avviso del Trib. Palermo, sez. Bagheria, 20 luglio 2012 - possono convivere. La raccomandata con la quale si chiede il risarcimento del danno alla compagnia di assicurazioni è imposta normativamente, ma non risulta diversa da tutte quelle altre raccomandate contenenti le più svariate richieste che normalmente precedono l’instaurazione di un giudizio. Come queste ultime (se relative a materie rientranti tra quelle assoggettate a mediazione obbligatoria), anche quella in tema di sinistri stradali deve essere seguita, in caso di silenzio o di risposta negativa del destinatario della richiesta extragiudiziale, dal procedimento di mediazione prima di potere (eventualmente) pervenirsi alla lite giudiziale.

    Leggi il testo integrale dell'ordinanza di

    Trib. Palermo, sez. Bagheria, 20 luglio 2012

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  • 05.09.12 Mediazione >> Giurisprudenza

    Il Trib. Palermo, sez. Bagheria, 20 luglio 2012, non ritiene legittima la giustificazione addotta dalla parte convenuta che non è comparsa in mediazione in ragione dell' "età avanzata", atteso che - ad avviso del giudice - l'età della parte invitata non era tale da impedire la partecipazione presso un Organismo di mediazione, peraltro situato nelle vicinanze del luogo di residenza.

    L'art. 8, comma 5, D. Lgs. 28/2012 prevede una misura a carattere sanzionatorio come è reso evidente dal fatto che il pagamento non viene ordinato in favore dell'attore ma in favore dello Stato. E proprio perché si tratta di una sanzione imposta dallo Stato e non di un rimborso all'attore delle spese per il contributo unificato, ad avviso del Tribunale di Palermo, non vi è la necessità che la valutazione del giudice sull'imposizione di tale sanzione venga fatta in sede di decisione sul regime delle spese di lite in sentenza, potendo egli - qualora disponga di sufficienti elementi per la valutazione - emettere anche prima la condanna in questione. 

    Leggi il testo integrale dell'ordinanza di

    Trib. Palermo, sez. Bagheria, 20 luglio 2012

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  • 27.07.12 Mediazione >> Giurisprudenza

    Nel contesto dell’opposizione al decreto ingiuntivo, “attore sostanziale” (e, dunque, chi agisce in giudizio, nei sensi di cui all’art. 5 comma I cit.) è il creditore e non il debitore che proponga opposizione. A carico di quest’ultimo un onere è configurabile solo in caso di domande in riconvenzione o verso terzi, ma non per il solo fatto di avere (dovuto) proporre l’opposizione. L’atto di opposizione, infatti, non costituisce una iniziativa processuale autonoma, ma la reazione difensiva all’impulso procedimentale altrui. Ad avviso del Trib. Varese, 18 maggio 2012 un’interpretazione differente, creerebbe uno squilibrio irragionevole ai danni del debitore che non solo subisce l’ingiunzione di pagamento a contraddittorio differito, ma nella procedura successiva alla fase sommaria viene pure gravato di un altro onere che, nel procedimento ordinario, non spetterebbe a lui. Pertanto, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il soggetto tenuto ad attivarsi per evitare la declaratoria di improcedibilità, è la parte opposta, attore sostanziale e creditore effettivo.

    Leggi il testo integrale di

    Trib. Varese, 18 maggio 2012

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News - Dottrina

  • 24.07.12 Mediazione >> Dottrina

    Segnaliamo il lavoro del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, relativamente all'impiego della clausola di mediazione ai sensi del D. Lgs. 28/2010 quale preliminare strumento di risoluzione alternativa delle controversie, a cui le parti demandano le controversie eventualmente sorgenti da una fattispecie contrattuale. 

    Leggi il documento

    Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili - a cura della Commissione "Arbitrato e conciliazione" - La clausola di mediazione a tutela dei commercialisti e degli organi di controllo societario

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  • 01.06.12 Mediazione >> Dottrina

    Se da un lato la previsione dell’art. 5 D. Lgs. 28/2010 è chiarissima nel definire l’esperimento del procedimento di mediazione come “condizione di procedibilità della domanda giudiziale”, dall’altro lato non è affatto agevole stabilire la sorte di tale domanda nel caso in cui tutte le parti lascino infruttuosamente decorrere il termine stabilito dal giudice ai sensi del medesimo articolo, e quindi se all’udienza in cui viene ripreso il processo, dopo il decorso dei quattro mesi previsti dall’art. 6 D. Lgs. 28/2010, la condizione non si è (ancora) avverata.

    Leggi la soluzione della giurisprudenza

    Trib. Roma, sez. Ostia, 26 marzo 2012

    Trib. Lamezia Terme, 22 giugno 2012

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    MARIA ANGELA ZUMPANO, Mancato assolvimento dell’obbligo di mediazione e procedibilità

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  • 01.12.11 Mediazione >> Dottrina

    di Tommaso Gasparro, collaboratore Lider Lab 

    La concreta individuazione delle azioni sottoposte a mediazione obbligatoria, è importante snodo problematico di operatività del d. lgs. 28/2010 ed in particolare lo è la delimitazione del lemma diritti reali. La prima questione sul punto attiene al se, ed eventualmente in quali termini, possano esservi, ad esempio, ricomprese le azioni a tutela della proprietà industriale.

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  • 05.10.11 Mediazione >> Dottrina

    di Tommaso Gasparro, collaboratore Lider Lab

    Mediazione e vessatorietà sono concetti giuridici autonomi e, in diversa misura, coessenziali alla tutela dei diritti del consumatore. Il Considerando 18 della direttiva 2008/52/CE del 21 Maggio 2008, e l’art. 141 cod. cons. sono indici sintomatici in tal senso.

    Nondimeno, la scelta del d. lgs. 28/2010 di non prevedere alcun criterio di competenza territoriale tra Organismi di mediazione può condurre nella prassi ad esiti contro-finali rispetto a tali premesse, quale - appunto - la configurabilità di una clausola di mediazione vessatoria.

    Analizzare lo spettro applicativo dell’art. 5 d. lgs. 28/2010 è imprescindibile per verificare possibili soluzioni.

    In primis, le ipotesi di mediazione obbligatoria.

    A primo acchito, la clausola di mediazione di un contratto assicurativo, bancario o finanziario, (sole ipotesi di contratti naturalmente di consumo per le quali è prevista l’obbligatorietà della mediazione), non può essere vessatoria, stante la riproduttività dell’obbligo legale e la sua non attinenza agli elementi oggettivi e all’adeguatezza del corrispettivo (art. 34 commi 2 e 3 cod. cons.).

    Tale norma prevede, infatti, l’impossibilità di configurare come vessatoria una clausola riproduttiva di un obbligo legale.

    Tuttavia la scelta del legislatore in ordine alla competenza territoriale, rende inoperante tale esclusione di vessatorietà in ipotesi di clausole di rinvio ad Organismi territoriali privi, ad esempio, di connessione con il contratto. In mancanza di prova di trattativa individuale delle stesse, e all’esito del processo ermeneutico prescritto ex lege (art. 34 comma 1 e 4 cod. cons.), è difficile escluderne la vessatorietà ex art. 33 cod. cons.

    L’esemplificazione di alcune ipotesi è banco di prova di possibili soluzioni:

     Il consumatore propone, ritenendo la clausola vessatoria, la domanda presso un Organismo diverso da quello pattuito. Il professionista può non aderire; il verbale di mancata conciliazione ex art. 7 comma 5 lett. d D.M. 180/2010, come modificato dall’art. 3 del D.M. 6/2011, n. 145, rende assolta la condizione di procedibilità ex art. 5 d.lgs. 28/2010.

     Nell’ipotesi in cui, invece, il professionista proponga per primo la domanda presso l’Organismo indicato in contratto, specularmente, sarà il consumatore a (poter) non aderire, con identico esito.

     Altro scenario possibile: alla scelta del consumatore di un Organismo diverso rispetto a quello indicato nella clausola, segue la proposizione della domanda da parte del professionista a quello indicato in contratto; o, viceversa: il consumatore risponde alla domanda proposta dal professionista, con un’altra ad un Organismo diverso.

    In queste ultime ipotesi si verificherebbero problemi relativi all’individuazione dell’Organismo competente. In un’ottica latu sensu giurisdizionale, il problema non potrebbe risolversi se non mediante il ricorso a criteri astratti e predeterminati ex lege.

    Valorizzando invece la scelta legislativa, consapevolmente omissiva sul punto - stante la natura privata della procedura di mediazione -, criterio risolutivo è la prevenzione ex art. 4 d. lgs. 28/2010. Il problema sarebbe risolto, a patto di ritenere legalmente preferibile un Organismo (eventualmente) diverso da quello indicato in contratto, per il solo fatto di essere stato scelto per primo da una delle parti.

    Il che può essere meno contro - intuitivo di quanto parrebbe a prima vista, dato che il problema di contenuto e di interpretazione della clausola di mediazione è esempio di posizione giuridica, per definizione estranea alla mediazione.

    Ipotesi di mediazione facoltativa.

    Solo in apparente contraddizione con la preminenza del criterio di prevenzione, per la mediazione facoltativa l’art. 5 d. lgs. 28/2010 obbliga il giudice o l’arbitro ad inviare le parti all’Organismo indicato in contratto.

    Fatta salva l’assenza di indicazioni normative riguardo la sorte processuale della domanda, se sul punto emerge il disaccordo delle parti prima del giudizio, il criterio della prevenzione è risolutivo. Solo qualora una delle due parti proponga la domanda giudiziale, si porrà il problema del rinvio all’Organismo indicato in contratto. All’esito, cioè, di un’attività ermeneutica che affronta il conflitto in termini di posizioni giuridiche.

    Coerentemente, dunque, solo in sede giudiziale si porrà l’eventualità di far prevalere il contenuto della clausola contrattuale rispetto al criterio di prevenzione.

    L’adempimento dell’obbligo di mediazione, dunque, è così incentivato: il giudizio di vessatorietà contribuirà a valutare giustificato o meno il rifiuto di partecipare al tentativo di mediazione che diverrà eventualmente argomento di prova ex art. 116 c.p.c., obbligando altresì al pagamento di un importo pari al contributo unificato la parte, come previsto dal novellato comma 5 dell’art. 8 D.Lgs. 28/2010.

    Un’ultima notazione. Non pare necessario che la clausola di mediazione sia sottoposta ad una specifica sottoscrizione ai sensi dell’art. 1341 c.c.; infatti solo ritenendo si tratti di una clausola che stabilisca deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria a favore del predisponente, questa sarebbe necessaria. Tuttavia, la totale diversità di mediazione e giurisdizione porta ad escludere l’applicabilità di tale norma al caso in esame.

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  • 06.09.11 Mediazione >> Dottrina

    Il dlgs. 28/2010 prevede tra le materie per le quali l’esperimento del tentativo di mediazione è condizione di procedibilità la materia del risarcimento del danno derivante da responsabilità medica. Si tratta di una tematica per più versi problematica sia per la laconicità della normativa sia per l'intrinseca complessità della materia stessa e della struttura sanitaria.

    icon GIOVANNI COMANDÉ, La mediazione in responsabilità sanitaria: dal “pacco avvelenato” alla “giustizia alta”

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News - Norme

  • Mediazione >> Norme
    Nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 è stata pubblicata la L. 9 agosto 2013, n. 98, legge di conversione del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, cd. "decreto fare": ripristinata, dopo il noto arrêt della Corte cost. 6 dicembre 2012, n. 292, la mediazione obbligatoria per un'ampia gamma di controversie. Leggi il testo di D. Lgs. 4 marzo 2010, aggiornato alla L. 9 agosto 2013, n. 98. Ecco le principali novità.
  • Mediazione >> Norme
    E' del 12 marzo 2013 la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, recante modifica del regolamento (CE) n. 2006/2004 e della direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i consumatori) (COM(2011)0793 – C7-0454/2011– 2011/0373(COD)). La direttiva ADR (approvata con 617 sì, 51 no, 5 astenuti) prevede la piena copertura ADR a livello di UE: per tutte le controversie contrattuali sarà disponibile una procedura di ADR in ogni settore di mercato, dai viaggi ai servizi bancari, e in tutti gli Stati membri. Esclusi solo i settori della salute e dell’istruzione. Gli operatori commerciali dovranno informarne i consumatori sui propri siti web e nelle clausole relative a termini e condizioni generali di vendita. Tutti gli operatori commerciali saranno tenuti a informare i consumatori sull’ADR nel caso in cui non riescano a risolvere direttamente una controversia coi consumatori.  Leggi il testo definitivo della direttiva ADR 2013/11/UE del 21 maggio 2013   E' della stessa data anche la Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (regolamento sull'ODR per i consumatori) (COM(2011)0794 – C7-0453/2011 – 2011/0374(COD)). Il regolamento ODR (approvato con 622 sì, 24 no, 32 astenuti) consentirà a consumatori e operatori commerciali dell’UE di presentare le controversie derivanti da acquisti online all’ADR online grazie alla piattaforma ODR che collegherà tutti gli organismi ADR nazionali. Tale punto di accesso unico è pensato per costituire un sito web interattivo e facile da usare, gratuito e disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’UE. Gli operatori commerciali online forniranno sui propri siti web un link elettronico alla piattaforma ODR per informare i consumatori. Sul portale “Your Europe”, saranno disponibili moduli di reclamo standard e consigli per gli acquirenti per scegliere il regime di risoluzione più appropriato per la loro controversia.  Leggi il testo definitivo del Regolamento ODR n. 524/2013 del 21 maggio 2013    
  • Mediazione >> Norme
    La Corte costituzionale, 6 dicembre 2012, n. 272 ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del d.lgs. 4 marzo 2010, n.28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione. Il particolare, la consulta ha dichiarato: 1) l’illegittimità costituzionale dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell’articolo 60 della  legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla  conciliazione delle controversie civili e commerciali); 2) in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale: a) dell’art. 4, comma 3, del  decreto legislativo n. 28 del 2010, limitatamente al secondo periodo («L’ avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale») e al sesto periodo, limitatamente alla frase «se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1»; b) dell’art. 5, comma 2, primo periodo, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal  comma 1 e», c) dell’art. 5, comma 4, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»; d) dell’art. 5, comma 5 del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e»; e) dell’art. 6, comma 2, del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa  ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo cinque,»; f) dell’art. 7 del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 1»; g) dello stesso articolo 7 nella parte in cui usa il verbo «computano» anziché  «computa»; h) dell’art. 8, comma 5, del detto decreto legislativo; i) dell’art. 11, comma 1, del detto decreto legislativo, limitatamente al periodo «Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’art. 13»; l) dell’intero art. 13 del detto  decreto legislativo, escluso il periodo «resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile»; m) dell’art. 17, comma 4, lettera d), del detto decreto legislativo; n) dell’art. 17, comma 5, del detto decreto legislativo; o) dell’art. 24 del detto decreto legislativo. Leggi il testo integrale di Corte cost., 6 dicembre 2012, n. 272 D. Lgs., 4 marzo 2010, n. 28 come modificato a seguito della pronuncia della Corte Cost., n. 272/2012.
  • Mediazione >> Norme
    Poiché il procedimento di mediazione comporta il trattamento di dati personali riferiti alle parti della mediazione e ad altri soggetti eventualmente coinvolti nel procedimento medesimo, in conformità alla legge e poiché in tale attività possono essere anche trattati tutti i tipi di dati sensibili (si pensi, ad esempio, ai procedimenti inerenti il risarcimento del danno da responsabilità medica e da diffamazione) e giudiziari (ad esempio, i dati relativi a sentenze di condanna in base alle quali si può richiedere il risarcimento del danno), ai sensi del Codice sulla privacy, i soggetti pubblici possono trattare dati sensibili e giudiziari in base a un'espressa disposizione di legge nella quale siano specificati i tipi di dati, le operazioni eseguibili e le finalità di rilevante interesse pubblico perseguite. In presenza di una disposizione primaria che si limiti a specificare solo la finalità di rilevante interesse pubblico, è necessario identificare - in un atto di natura regolamentare conforme al parere reso dal Garante - e rendere pubblici i tipi di dati, nonché le operazioni eseguibili in relazione alle finalità perseguite nei singoli casi. In armonia con il principio di semplificazione, nel quadro di un elevato livello di tutela dei diritti, il predetto parere può essere espresso anche su uno schema-tipo (artt. 20 e 21 del Codice). Nel caso in esame, la finalità di rilevante interesse pubblico perseguita dai predetti organismi tramite la mediazione è individuata dall'art. 71, comma 1, lett. b) del Codice, in base al quale "si considerano di rilevante interesse pubblico, ai sensi degli articoli 20 e 21, le finalità (…) volte a far valere il diritto di difesa in sede amministrativa o giudiziaria, anche da parte di un terzo". Sul punto, inoltre, il medesimo art. 71, comma 2, prevede che "quando il trattamento concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se il diritto da far valere o difendere, di cui alla lettera b) del comma 1, è di rango almeno pari a quello dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile." Ad oggi non è pervenuto nessuno schema di regolamento da parte degli enti pubblici che intendono trattare dati sensibili e giudiziari per la finalità di mediazione né gli organismi rappresentativi dei medesimi enti hanno sottoposto a questa Autorità lo schema tipo di regolamento. Il Garante ha pertanto sviluppato con il Ministero della giustizia - Dipartimento per gli affari di giustizia - un'attività di collaborazione istituzionale nell'ambito della quale è stato predisposto un documento, condiviso dal predetto Ministero da ultimo con comunicazione del 13 aprile 2011, con il quale sono stati identificati i tipi di dati che possono essere trattati e di operazioni eseguibili, per il perseguimento della rilevante finalità di cui al citato art. 71, comma 1, lett. b) del Codice. Leggi il testo integrale di Garante per la protezione dei dati personali, prov. n. 160 del 21 aprile 2011, in relazione ai dati e alle operazioni eseguibili Garante per la protezione dei dati personali, prov. n. 161 del 21 aprile 2011, autorizzazione al trattamento dei dati sensibili nell’attività di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali Garante per la protezione dei dati personali, prov. n. 162 del 21 aprile 2011, sul trattamento dei dati giudiziari Garante per la protezione dei dati personali, prov. n. 182 del 28 giugno 2012, sul differimento dell’autorizzazione.
  • Mediazione >> Norme
    July 9th and 10th 2012- This document of European Parliament provides an overview of the European Parliament’s Committee on the Internal Market and Consumer Protection (IMCO) meetings held on July 9th and 10th 2012.
    During this first session the Committee held a consideration of the compromise amendments submitted to the draft reports by MEP Louis Grech (S&D, Malta) and MEP Róża Gräfin von Thun and Hohenstein (EPP, Poland), respectively the Rapporteurs for the Committee’s reports on the European Commission’s proposals for a Directive on Alternative Dispute Resolution (ADR), and a Regulation on Online Dispute Resolution (ODR). This first session on July 9th was followed by a second meeting on July 10th, during which the IMCO Committee members voted on and adopted both reports by an overwhelming majority. Read the paper European Justice Forum Report, European Parliament: Internal Market and Consumer Protection Committee (IMCO) consideration and adoption of ADR and ODR reports - July 9th and 10th 2012

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