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In evidenza

  • 29.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Tribunale di Palermo, sez. I, 19.03.2014 n. 1579 

    Con la pronuncia in commento la Corte di Palermo si trova a decidere in ordine alla domanda di risarcimento del danno (espressamente definito esistenziale e morale) formulata nei confronti dell'Ospedale convenuto dalla donna che ivi si era vista erroneamente diagnosticare una pleurite neoplastica bilaterale ed una pericardite da carcinoma renale sinistro in fase metastatica.

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  • 29.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Attraverso i genitori “il fanciullo rinviene il grimaldello che lo traghetta dal cantuccio familiare al tessuto sociale

    Tribunale di Milano, sez. IX, 23 luglio 2014 

    Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano decide in merito alla domanda presentata da parte attrice, in proprio ed in nome e nell'interesse della figlia ancora minorenne, nei confronti dell'ex compagno e padre di quest'ultima, al fine di vederlo condannare al versamento di un contributo periodico per il mantenimento della figlia, alla refusione delle spese anticipate dalla madre a tale titolo per tutto il periodo intercorso tra la fine della loro relazione e la sentenza (circa 14 anni) e, infine, al risarcimento, in favore della figlia, del danno non patrimoniale alla stessa dall'uomo arrecato con il suo abbandono.

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  • 12.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Consiglio di Stato sentenza n. 4460/2014 del 2.9.2014.

    Il Consiglio di Stato si pronuncia sul caso Englaro, respingendo l'appello proposto dalla Regione Lombardia contro la sentenza del TAR Lombardia n. 314 del 2009 e sancendo che la nutrizione e l'idratazione artificiale costituiscono trattamenti medici.

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  • 09.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cass. civ. III sez. n. 18304 del 27 agosto 2014, rel. Scarano.

    I confini della responsabilità del medico si ampliano a ricomprendere anche le carenze organizzative e gestionali della struttura qualora egli vi presti comunque la propria opera, senza indirizzare il paziente verso un centro specializzato, e ciò anche laddove il rapporto contrattuale sussista solamente tra il paziente e la società che gestisce la struttura.

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  • 08.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cass. civ sez. VI del 26 agosto 2014, n. 18217

    Il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947 I comma c.v. , non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. Tale termine non può che coincidere di regola al più tardi con proposizione della relativa domanda amministrativa: infatti, non oltre tale momento è raggiunto un apprezzabile grado di consapevolezza non solo della malattia, ma anche del nesso causale tra essa e l’emotrasfusione, tanto da invocare quest’ultimo come fondamento della richiesta indennitaria.

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MOBBING C.D. ORIZZONTALE: LA RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO “CONSAPEVOLMENTE” INADEMPIENTE

12 Novembre 2013 di Valentina Ceccarelli in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Cass. 18093/2013

Con ricorso avanti al Giudice del Lavoro del Tribunale di Torino, un lavoratore chiedeva l’annullamento del licenziamento comminatogli a seguito di un procedimento disciplinare, con la conseguente applicazione della tutela reale ex art. 18 St. Lav., oltre al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale patito a seguito delle continue vessazioni e mortificazioni a cui era stato sottoposto sul luogo di lavoro da parte di un collega suo superiore gerarchico. Tali domande, rigettate in primo grado, venivano accolte dalla Corte di Appello di Torino, la quale, oltre ad annullare il licenziamento de quo e ad ordinare la reintegrazione del lavoratore (con le conseguenze di cui all’18 Stat. Lav. ante riforma), liquidava al ricorrente la somma di cinquemila euro a titolo di danno morale per i comportamenti vessatori che aveva subito e che avevano trovato riconoscimento anche in sede penale.

La Suprema Corte, a conferma della pronuncia d’appello, facendo proprie in gran parte le risultanze probatorie del processo penale nel quale il superiore era stato condannato per maltrattamenti, ha ritenuto che il comportamento del lavoratore, sanzionato con il licenziamento e configuratesi in un “mera minaccia” nei confronti del superiore, doveva essere interpretato e dunque ridimensionato alla luce del “capillare comportamento vessatorio” realizzato nei suoi confronti ed idoneo a lederne l’autocontrollo. In forza di tali elementi appariva sproporzionato ed illegittimo il provvedimento espulsivo emesso dal datore di lavoro. La conclusione della Suprema Corte risulta ancor più pertinente in considerazione della dimostrata consapevolezza da parte del datore del comportamento mobbizzante e costituente reato realizzato all’interno dell’azienda da un suo dipendente. Proprio tale conoscenza costituisce elemento chiave anche per determinare la responsabilità datoriale ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 2087 e 2049 c.c.

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Dal danno esistenziale al “danno dinamico-relazionale”

19 Ottobre 2013 di Alessandra Garibotti in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Cass. 23147/2013

A pochi giorni dalla pubblicazione della sentenza n. 22585/2013, di cui potete leggere un commento in http://www.lider-lab.sssup.it/lider/it/odp/in-evidenza/445-di-danno-esistenziale-non-e-piu-dato-discorrere-perche-il-biologico-e-sempre-un-danno-conseguenza.html, la Terza sezione civile insiste nell’affermazione della autonoma risarcibilità di pregiudizi consistenti nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, non riconducibili ad un’autonoma categoria di danno ma ugualmente risarcibili.

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“Di danno esistenziale non è più dato discorrere” perché il biologico è sempre un danno conseguenza

9 Ottobre 2013 di Tommaso Gasparro in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

La terza sezione della Cassazione civile riafferma, con sentenza n. 22585 del 2013, la sopravvivenza del danno esistenziale.

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Trib. Pesaro, sez. lavoro 01.07.2013 n. 260

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Pesaro riconosce il diritto di una coppia di genitori a ricevere, dal Ministero, l'indennizzo di cui alla Legge 210/1992 in conseguenza della morte in culla della loro bambina, avvenuta a distanza di 20 gg. circa dalla somministrazione alla stessa del vaccino c.d. esavalente.

Leggi tutto: Morte in culla e vaccino esavalente: dal “più probabile che non” al nesso causale presunto

 

Nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 è stata pubblicata la L. 9 agosto 2013, n. 98, legge di conversione del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, cd. "decreto fare": ripristinata, dopo il noto arrêt della Corte cost. 6 dicembre 2012, n. 292, la mediazione obbligatoria per un'ampia gamma di controversie.

Leggi il testo di D. Lgs. 4 marzo 2010, aggiornato alla L. 9 agosto 2013, n. 98.

Ecco le principali novità.

Leggi tutto: Dal 21 settembre 2013 la nuova mediazione: le novità della Legge di conversione del Decreto "fare"

 

La risarcibilità della paura di morire in conseguenza dell'esposizione all'amianto sul lavoro

12 Luglio 2013 di Martina Gerbi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Tribunale di Massa, sez. lavoro, 17.05.2013 n. 212

Con la sentenza n. 212/2013 del 17.05.2013, la sezione lavoro del Tribunale di Massa decide in ordine alla domanda di risarcimento danni avanzata nel 2005 nei confronti del proprio datore di lavoro da parte di alcuni dipendenti, afflitti da grandi ansie e da un serio turbamento psichico successivamente alla scoperta delle potenzialità cancerogene dell’amianto da essi costantemente utilizzato durante gli anni di lavoro prestati al servizio della convenuta. Disagi, oltretutto, sempre crescenti nel tempo, per l’inevitabile incertezza di non potere prevedere se la malattia, di per sé caratterizzata da un lungo periodo di latenza, sarebbe mai insorta e se sì quando e progressivamente aggravati dalla circostanza di avere appreso come molti dei propri ex-colleghi dopo il pensionamento fossero stati colpiti da patologie tumorali e, in molti casi, fossero addirittura già deceduti.

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