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In evidenza

  • 28.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cassazione civile, sez. III, sentenza n. 15909, 11 luglio 2014.

    Con tale pronuncia, la Suprema Corte, pur ribadendo la configurabilità di un danno da lucro cessante derivante dalla lesione di una aspettativa di reddito anche laddove la vittima sia un minore, ha tuttavia respinto la pretesa risarcitoria ritenendo, sulla base del criterio di ragionevole probabilità, che non fosse stata raggiunta la prova del danno.

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  • 24.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Il tribunale di Taranto con la sentenza del 29 gennaio 2014 ha liquidato il danno non patrimoniale jure proprio come nocumento biologico di natura psichica in capo ai congiunti della vittima primaria di un sinistro stradale ad esito mortale. Il riconoscimento della sussistenza di un disturbo mentale (di lieve entità) avveniva per mezzo dell’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio. Fin qui la sentenza non presenta alcuna peculiarità che meriti menzione, inserendosi all’interno di quell’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che, a partire dalla storica sentenza della Corte Costituzionale, n. 372 del 27 ottobre 1994, ammette la configurabilità del c.d. danno da lutto. L’elemento di novità del decisum risiede nella mancata personalizzazione del quantum monetario in sede di liquidazione.

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  • 24.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Trib. Taranto 29 gennaio2014

    Con la sentenza in commento, il Tribunale di Taranto si pronuncia sulla domanda di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali avanzata in proprio e jure haereditatis dalla moglie e dai due figli dell’automobilista che, investito da un camion mentre si trovava alla guida del proprio veicolo, era deceduto nell’immediatezza dei fatti, ancor prima del proprio arrivo nel più vicino Ospedale.

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  • 21.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cass. 13654/2014

    Nella sentenza in commento la Terza Sezione Civile della Cassazione analizza il tema della risarcibilità del danno per perdita del prossimo congiunto in favore del convivente more uxorio, sotto un duplice profilo.

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  • 21.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cass. 12264/2014

    Nella sentenza in commento la Terza Sezione Civile della Cassazione torna ad affrontare il tema del danno da nascita indesiderata. Il caso sottoposto al giudizio di legittimità riguarda la nascita di un bambino privo di due dita ed affetto da ipoaplasia congenita del femore sinistro, i cui genitori avevano chiesto il risarcimento del danno nei confronti della struttura sanitaria per il difetto di informazione circa la presenza di malformazioni fetali e per la non corretta esecuzione/interpretazione degli esami diagnostici eseguiti dalla madre durante la gravidanza. In entrambi i gradi del giudizio di merito la domanda era stata respinta, sulla base della considerazione, più scientifica che giuridica, che tale anomalia non era probabilisticamente apprezzabile nemmeno attraverso un esame ecografico eseguito correttamente (a differenza che nel caso in esame).

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MOBBING C.D. ORIZZONTALE: LA RESPONSABILITÀ DEL DATORE DI LAVORO “CONSAPEVOLMENTE” INADEMPIENTE

12 Novembre 2013 di Valentina Ceccarelli in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Cass. 18093/2013

Con ricorso avanti al Giudice del Lavoro del Tribunale di Torino, un lavoratore chiedeva l’annullamento del licenziamento comminatogli a seguito di un procedimento disciplinare, con la conseguente applicazione della tutela reale ex art. 18 St. Lav., oltre al risarcimento del danno biologico, morale ed esistenziale patito a seguito delle continue vessazioni e mortificazioni a cui era stato sottoposto sul luogo di lavoro da parte di un collega suo superiore gerarchico. Tali domande, rigettate in primo grado, venivano accolte dalla Corte di Appello di Torino, la quale, oltre ad annullare il licenziamento de quo e ad ordinare la reintegrazione del lavoratore (con le conseguenze di cui all’18 Stat. Lav. ante riforma), liquidava al ricorrente la somma di cinquemila euro a titolo di danno morale per i comportamenti vessatori che aveva subito e che avevano trovato riconoscimento anche in sede penale.

La Suprema Corte, a conferma della pronuncia d’appello, facendo proprie in gran parte le risultanze probatorie del processo penale nel quale il superiore era stato condannato per maltrattamenti, ha ritenuto che il comportamento del lavoratore, sanzionato con il licenziamento e configuratesi in un “mera minaccia” nei confronti del superiore, doveva essere interpretato e dunque ridimensionato alla luce del “capillare comportamento vessatorio” realizzato nei suoi confronti ed idoneo a lederne l’autocontrollo. In forza di tali elementi appariva sproporzionato ed illegittimo il provvedimento espulsivo emesso dal datore di lavoro. La conclusione della Suprema Corte risulta ancor più pertinente in considerazione della dimostrata consapevolezza da parte del datore del comportamento mobbizzante e costituente reato realizzato all’interno dell’azienda da un suo dipendente. Proprio tale conoscenza costituisce elemento chiave anche per determinare la responsabilità datoriale ai sensi e per gli effetti del combinato disposto degli artt. 2087 e 2049 c.c.

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Dal danno esistenziale al “danno dinamico-relazionale”

19 Ottobre 2013 di Alessandra Garibotti in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Cass. 23147/2013

A pochi giorni dalla pubblicazione della sentenza n. 22585/2013, di cui potete leggere un commento in http://www.lider-lab.sssup.it/lider/it/odp/in-evidenza/445-di-danno-esistenziale-non-e-piu-dato-discorrere-perche-il-biologico-e-sempre-un-danno-conseguenza.html, la Terza sezione civile insiste nell’affermazione della autonoma risarcibilità di pregiudizi consistenti nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, non riconducibili ad un’autonoma categoria di danno ma ugualmente risarcibili.

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“Di danno esistenziale non è più dato discorrere” perché il biologico è sempre un danno conseguenza

9 Ottobre 2013 di Tommaso Gasparro in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

La terza sezione della Cassazione civile riafferma, con sentenza n. 22585 del 2013, la sopravvivenza del danno esistenziale.

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Trib. Pesaro, sez. lavoro 01.07.2013 n. 260

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Pesaro riconosce il diritto di una coppia di genitori a ricevere, dal Ministero, l'indennizzo di cui alla Legge 210/1992 in conseguenza della morte in culla della loro bambina, avvenuta a distanza di 20 gg. circa dalla somministrazione alla stessa del vaccino c.d. esavalente.

Leggi tutto: Morte in culla e vaccino esavalente: dal “più probabile che non” al nesso causale presunto

 

Nella G.U. n. 194 del 20 agosto 2013 è stata pubblicata la L. 9 agosto 2013, n. 98, legge di conversione del D.L. 21 giugno 2013 n. 69, cd. "decreto fare": ripristinata, dopo il noto arrêt della Corte cost. 6 dicembre 2012, n. 292, la mediazione obbligatoria per un'ampia gamma di controversie.

Leggi il testo di D. Lgs. 4 marzo 2010, aggiornato alla L. 9 agosto 2013, n. 98.

Ecco le principali novità.

Leggi tutto: Dal 21 settembre 2013 la nuova mediazione: le novità della Legge di conversione del Decreto "fare"

 

La risarcibilità della paura di morire in conseguenza dell'esposizione all'amianto sul lavoro

12 Luglio 2013 di Martina Gerbi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Tribunale di Massa, sez. lavoro, 17.05.2013 n. 212

Con la sentenza n. 212/2013 del 17.05.2013, la sezione lavoro del Tribunale di Massa decide in ordine alla domanda di risarcimento danni avanzata nel 2005 nei confronti del proprio datore di lavoro da parte di alcuni dipendenti, afflitti da grandi ansie e da un serio turbamento psichico successivamente alla scoperta delle potenzialità cancerogene dell’amianto da essi costantemente utilizzato durante gli anni di lavoro prestati al servizio della convenuta. Disagi, oltretutto, sempre crescenti nel tempo, per l’inevitabile incertezza di non potere prevedere se la malattia, di per sé caratterizzata da un lungo periodo di latenza, sarebbe mai insorta e se sì quando e progressivamente aggravati dalla circostanza di avere appreso come molti dei propri ex-colleghi dopo il pensionamento fossero stati colpiti da patologie tumorali e, in molti casi, fossero addirittura già deceduti.

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