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In evidenza

  • 27.02.15 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Tribunale di Genova 27.11.2014

    La sentenza in esame si sofferma sull’analisi della violazione della riservatezza ai danni di un minore, il quale è stato esposto alla curiosità di soggetti terzi per fatti, però, dallo stesso effettivamente commessi.

    La fattispecie prende avvio dalla pubblicazione da parte di un giornale locale della notizia di un giovane calciatore di tredici anni che era stato squalificato per alcune giornate dalla Lega Nazionale Calciatori Dilettanti per aver usato un linguaggio scurrile e oltraggioso nei confronti dell’arbitro che, nel caso in esame,  era una donna. Oltre alla squalifica, al ragazzo veniva richiesto, come sanzione aggiuntiva, di natura quasi “rieducativa”, di accompagnare l’arbitro dal  parcheggio allo spogliatoio, salutandolo all’arrivo e alla partenza.

    Di per sé la condotta della testata giornalistica sarebbe stata esente da violazioni, avendo rispettato i limiti di verità, continenza e pertinenza della notizia, se non avesse indicato, per esteso, il nome e cognome del minore quale protagonista della vicenda, contrariamente a quanto previsto dalla legge, nazionale e internazionale, in materia di tutela di soggetti minori.

    A fronte del ricorso giudiziale dei genitori del calciatore, il giudice, nonostante la sussistenza dei requisiti previsti per la libertà di stampa, rilevava la violazione, in particolare, dell’art. 7 del D.lgs 196/2003, che, in combinato disposto con gli artt. 2  e 21 della Cost., mira anche a garantire e proteggere  lo sviluppo della personalità dei minori stessi, così come la L. 176/1991 attuativa della Convenzione a tutela del fanciullo. Quest’ultima, in particolare, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, prevede che in tutti gli atti concernenti i minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l'interesse superiore del minore deve essere considerato preminente e
    nessun fanciullo può essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza, nè a lesioni illecite del suo onore e della sua reputazione (artt. 3 e 16 L. 176/91).

    Dunque, tenuto conto di tali riferimenti legislativi, il Giudice, nonostante mancasse nella fattispecie in oggetto una vera e propria diffamazione, evidenziava come la violazione del diritto alla riservatezza travolgesse “ogni forma di legittimità dell’esercizio del diritto di cronaca” aprendo “la via anche alla rifusione del danno all’onore e alla reputazione”, nonché “ai danni conseguenza discendenti dal detto illecito primario”.

    A fronte di tali osservazioni e tenuto conto delle prove testimoniali assunte, il Giudice riteneva congruo riconoscere al minore un danno non patrimoniale pari a € 4.000,00 e ai genitori la somma di € 1.000,00 ciascuno, osservando che risultava “minimo il parametro della gravità dell’accusa, modesto quello della sua persistenza e leggermente più marcato solo quello della sua diffusione”.

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  • 24.02.15 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cassazione, 17.12.2014, sent. 26590

    La sezione lavoro della Corte di Cassazione torna ad occuparsi del risarcimento dei danni a favore di un lavoratore deceduto a causa di mesotelioma pleurico maligno contratto per l’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro e dei suoi eredi e, nel contempo, del delicato aspetto della quantificazione dei danni non patrimoniali iure hereditatis in favore dei prossimi congiunti del de cuius.

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  • 24.02.15 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Corte di Cassazione, sez. III, 18.09.2014-25.02.2015 n. 3569/2015 (ordinanza)

    Con l'ordinanza in parola, la III sezione civile della Corte di Cassazione rimette gli atti di un procedimento avente ad oggetto la materia del “danno da nascita indesiderata” al primo Presidente, al fine dell'eventuale assegnazione dello stesso alle Sezioni Unite.

    Il caso sottoposto all'attenzione della Suprema Corte è quello della coppia di genitori che agisce in giudizio, in nome proprio e nell'interesse della figlia minore, nata affetta da sindrome di Down, al fine di chiedere il risarcimento del danno patito in conseguenza dell'errore diagnostico compiuto dal ginecologo e dal laboratorio analisi della struttura ospedaliera convenuta, i quali avevano avviato una madre al parto senza disporre accertamenti medici approfonditi, nonostante i valori degli esami ematochimici effettuati non avessero fornito risultati rassicuranti.

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  • 17.02.15 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    il Tribunale di Firenze riconosce il diritto al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale ex art. 2043 c.c.

    Il Trib. di Firenze, in occasione della sentenza in commento, ha accolto la domanda di risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale ex art. 2043 c.c. a favore del sig. N.R. derivante dalla falsa rappresentazione di costui, ingenerata dalla condotta della sig.ra D.F. – con la quale questi aveva intrattenuto una relazione sentimentale per quattro anni – di essere padre biologico della bambina nata durante la relazione sentimentale tra i due.

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  • 28.01.15 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Tribunale di Lecce 09.01.2015 n. 40

    La moglie ed i figli del dipendente Telecom Italia S.p.A. deceduto in seguito ad un incidente sul lavoro convenivano in giudizio, davanti al Tribunale di Lecce, l'impresa datrice di lavoro ed il responsabile tecnico ed il coordinatore tecnico del Centro Lavori presso il quale l'uomo prestava la propria attività, al fine di ottenere il risarcimento del danno biologico jure hereditatis patito dal de cuius, il risarcimento del danno biologico dai medesimi sofferto in conseguenza del sinistro, nonché del “danno da perdita parentale”.

    La sentenza nega agli attori il risarcimento del danno biologico a titolo personale, valutando a tal fine del tutto insufficienti le loro allegazioni documentali e, dunque, ritenendo inesistenti i presupposti per l'ammissione di una consulenza tecnica medico-legale (la quale, si legge in sentenza, “assumerebbe l'inammissibile funzione di strumento meramente esplorativo”).

    Agli attori la curia leccese riconosce, invece, sia il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale (definito “esistenziale”), sia il risarcimento del danno biologico jure hereditatis, giudicando a quest'ultimo specifico fine il lasso di tempo intercorso tra la caduta (avvenuta alle ore 9,30 del mattino) ed il decesso del lavoratore (dichiarato alle ore 17,15 dello stesso giorno) “apprezzabile” ed idoneo a distinguere concettualmente l'evento lesivo (caduta) dalla conseguenza fatale[1].

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LA LEGGE BALDUZZI HA CAMBIATO LE REGOLE: LA RESPONSABILITÀ DEL MEDICO È EXTRACONTRATTUALE

25 Ottobre 2014 di Benedetta Guidi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Tribunale di Milano 17 luglio 2014

Il tribunale di Milano con la sentenza in commento rimette in discussione l’inquadramento del sistema della responsabilità civile da errore medico a seguito della c.d. legge Balduzzi (L 189/2012) che è stata oggetto secondo l’estensore di «diverse opzioni interpretative e di applicazioni giurisprudenziali non sempre convincenti».

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La “soglia di risarcibilità” del danno non patrimoniale da illecito trattamento dei dati personali

1 Ottobre 2014 di Valentina Ceccarelli in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Cass. 16133/2014

Nella sentenza in commento la Suprema Corte viene nuovamente chiamata a pronunciarsi sui limiti della risarcibilità del danno non patrimoniale quando derivi da una previsione legislativa ad hoc; l’accertamento della gravità della lesione e la serietà del danno sono comunque passaggi necessari?

La vicenda prende avvio da un ricorso proposto ex art. 152 del D.lgs. 196/2003 da due ex studenti specializzati appartenenti all’Ente intimato, i quali ritenevano che la condotta della convenuta, che aveva pubblicato on line alcuni significativi dati personali degli interessati, avesse violato il loro diritto alla riservatezza e dunque integrasse un illecito trattamento dei dati personali. In particolare, durante il giudizio veniva fornita la prova della facile reperibilità delle generalità dei ricorrenti da parte di tutti gli utenti di internet e ciò grazie ad un file excel pubblicato dall’Università convenuta. Il Tribunale di Roma accoglieva la domanda e disponeva la cancellazione dal web dei dati personali ed identificativi dei ricorrenti e condannava l’Università al risarcimento dei danni non patrimoniali patiti dagli stessi quantificati in € 3.000,00 ciascuno.

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BANDO GIUDICI AUSILIARI

30 Settembre 2014 di Lider Lab staff in Laboratorio > News

G.U. 9-9-2014 4° serie speciale

 

 

 

Danno non patrimoniale da falso positivo e tabelle milanesi

29 Settembre 2014 di Martina Gerbi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Tribunale di Palermo, sez. I, 19.03.2014 n. 1579 

Con la pronuncia in commento la Corte di Palermo si trova a decidere in ordine alla domanda di risarcimento del danno (espressamente definito esistenziale e morale) formulata nei confronti dell'Ospedale convenuto dalla donna che ivi si era vista erroneamente diagnosticare una pleurite neoplastica bilaterale ed una pericardite da carcinoma renale sinistro in fase metastatica.

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Disinteresse del padre verso la figlia e risarcimento del danno da privazione della figura paterna

29 Settembre 2014 di Martina Gerbi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Attraverso i genitori “il fanciullo rinviene il grimaldello che lo traghetta dal cantuccio familiare al tessuto sociale

Tribunale di Milano, sez. IX, 23 luglio 2014 

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano decide in merito alla domanda presentata da parte attrice, in proprio ed in nome e nell'interesse della figlia ancora minorenne, nei confronti dell'ex compagno e padre di quest'ultima, al fine di vederlo condannare al versamento di un contributo periodico per il mantenimento della figlia, alla refusione delle spese anticipate dalla madre a tale titolo per tutto il periodo intercorso tra la fine della loro relazione e la sentenza (circa 14 anni) e, infine, al risarcimento, in favore della figlia, del danno non patrimoniale alla stessa dall'uomo arrecato con il suo abbandono.

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Il Consiglio di Stato si pronuncia sul caso Englaro

12 Settembre 2014 di Benedetta Guidi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Consiglio di Stato sentenza n. 4460/2014 del 2.9.2014.

Il Consiglio di Stato si pronuncia sul caso Englaro, respingendo l'appello proposto dalla Regione Lombardia contro la sentenza del TAR Lombardia n. 314 del 2009 e sancendo che la nutrizione e l'idratazione artificiale costituiscono trattamenti medici.

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