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In evidenza

  • 12.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Consiglio di Stato sentenza n. 4460/2014 del 2.9.2014.

    Il Consiglio di Stato si pronuncia sul caso Englaro, respingendo l'appello proposto dalla Regione Lombardia contro la sentenza del TAR Lombardia n. 314 del 2009 e sancendo che la nutrizione e l'idratazione artificiale costituiscono trattamenti medici.

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  • 09.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cass. civ. III sez. n. 18304 del 27 agosto 2014, rel. Scarano.

    I confini della responsabilità del medico si ampliano a ricomprendere anche le carenze organizzative e gestionali della struttura qualora egli vi presti comunque la propria opera, senza indirizzare il paziente verso un centro specializzato, e ciò anche laddove il rapporto contrattuale sussista solamente tra il paziente e la società che gestisce la struttura.

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  • 08.09.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cass. civ sez. VI del 26 agosto 2014, n. 18217

    Il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947 I comma c.v. , non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche. Tale termine non può che coincidere di regola al più tardi con proposizione della relativa domanda amministrativa: infatti, non oltre tale momento è raggiunto un apprezzabile grado di consapevolezza non solo della malattia, ma anche del nesso causale tra essa e l’emotrasfusione, tanto da invocare quest’ultimo come fondamento della richiesta indennitaria.

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  • 28.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Cassazione civile, sez. III, sentenza n. 15909, 11 luglio 2014.

    Con tale pronuncia, la Suprema Corte, pur ribadendo la configurabilità di un danno da lucro cessante derivante dalla lesione di una aspettativa di reddito anche laddove la vittima sia un minore, ha tuttavia respinto la pretesa risarcitoria ritenendo, sulla base del criterio di ragionevole probabilità, che non fosse stata raggiunta la prova del danno.

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  • 24.07.14 Osservatorio sul Danno alla Persona >> In evidenza

    Il tribunale di Taranto con la sentenza del 29 gennaio 2014 ha liquidato il danno non patrimoniale jure proprio come nocumento biologico di natura psichica in capo ai congiunti della vittima primaria di un sinistro stradale ad esito mortale. Il riconoscimento della sussistenza di un disturbo mentale (di lieve entità) avveniva per mezzo dell’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio. Fin qui la sentenza non presenta alcuna peculiarità che meriti menzione, inserendosi all’interno di quell’orientamento giurisprudenziale ormai consolidato che, a partire dalla storica sentenza della Corte Costituzionale, n. 372 del 27 ottobre 1994, ammette la configurabilità del c.d. danno da lutto. L’elemento di novità del decisum risiede nella mancata personalizzazione del quantum monetario in sede di liquidazione.

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La mediazione non è condizione di procedibilità delle domande proposte innanzi al Giudice di pace

10 Aprile 2012 di Elena Occhipinti in Mediazione > Giurisprudenza

Il Giudice di Pace di Napoli, 23 marzo 2012 ha negato l'applicabilità della disciplina sulla mediazione amministrata, in quanto  il D. Lgs. 28/10 non contiene alcun richiamo al giudice di Pace nè dispone espressamente l’abrogazione degli art. 320 e art. 322 c.p.c.: nel procedimento dinanzi al giudice di Pace trovano dunque applicazione le disposizioni di cui al libro II, titolo II, dall’art. 311 al 322 c.p.c. e "una diversa interpretazione non solo sarebbe in contrasto con il delineato quadro sistemico ma si rivelerebbe manifestamente illogica".

Tale orientamento è stato in seguito confermato anche dal Giudice di Pace di Cava dei Tirreni, 21 aprile 2012, che ha con ordinanza ribadito che il procedimento dinanzi al Giudice di Pace già prevede sia la conciliazione in sede non contenziosa in virtù dell’art. 320 c. 1. c.p.c. che in sede non contenziosa (non prevista dinanzi al Tribunale). Il D.Lgs. n. 28/10 non contiene alcun richiamo al giudice di pace né dispone espressamente l’abrogazione degli art. 320 e 322 c.p.c. Ne deriva che nel procedimento innanzi al giudice di pace vanno applicate le disposizioni di cui al libro II, titolo II, dall’art. 311 all’art. 322 c.p.c. "Una diversa interpretazione oltre ad essere paradossale sarebbe in evidente contrasto con il delineato quadro sistemico e finirebbe per vanificare lo scopo del legislatore diretto proprio a favorire la conciliazione delle controversie di competenza del giudice di pace, che già svolge ex lege la funzione affidata con il D.Lgs. n. 28/10 al Mediatore".

Leggi il testo integrale dei provvedimenti

Giudice di Pace di Napoli, 23 marzo 2012

Giudice di Pace di Cava dei Tirreni, 21 aprile 2012

 

Mediazione obbligatoria e condizione di procedibilità della domanda

2 Aprile 2012 di Elena Occhipinti in Mediazione > Giurisprudenza

L'art. 5, c. 1, D. Lgs. n. 28/2010 prevede che, per le controversie individuate, l'esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilita' della domanda giudiziale. L'improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi che la mediazione e' già iniziata, ma non si e' conclusa, fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di quattro mesi. Allo stesso modo provvede quando la mediazione non e' stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.

Leggi i primi provvedimenti sull'argomento:

Trib. Roma, sez. Ostia, 26 marzo 2012

 

 

L'omologa dell'accordo raggiunto in sede di mediazione

2 Aprile 2012 di Elena Occhipinti in Mediazione > Giurisprudenza

L'art. 12, comma 1, D. Lgs. 28/2010 prevede che il verbale di accordo, il cui contenuto non è contrario all'ordine pubblico o a norme imperative, e' omologato, su istanza di parte e previo accertamento anche della regolarita' formale, con decreto del presidente del tribunale nel cui circondario ha sede l'organismo.

Leggi i primi provvedimenti sull'argomento:

Trib. Roma, sez. Ostia, 15 marzo 2012

 

Al di fuori delle ipotesi di mediazione obbligatoria, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell'istruzione e il comportamento delle parti, puo' invitare le stesse a procedere alla mediazione. L'invito deve essere rivolto alle parti prima dell'udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non e' prevista, prima della discussione della causa. Se le parti aderiscono all'invito, il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all'articolo 6 e, quando la mediazione non e' gia' stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione.

Leggi i primi provvedimenti sull'argomento

Trib. Varese, 6 luglio 2011

Trib. Roma, sez. Ostia, 22 novembre 2011

 

Il danno da perdita dell’animale da affezione e la violazione del diritto di proprietà

30 Marzo 2012 di Martina Gerbi in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

Trib. Bari, sez. dist. Monopoli 22 novembre 2011

Con la pronuncia in evidenza, la sezione distaccata di Monopoli del Tribunale di Bari, in funzione di giudice di secondo grado, torna sul tema della risarcibilità del danno da perdita dell’animale da affezione, ponendosi in netta antitesi rispetto all’orientamento sul punto consolidatosi presso la Suprema Corte e consacrato anche dalle SS.UU. 2008.

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Danni da discriminazione razziale sul luogo di lavoro

29 Marzo 2012 di Luca Nocco in Osservatorio sul Danno alla Persona > In evidenza

http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2109&;l=it

Con l’ordinanza allegata, che ha avuto ampia eco nei mass media locali e nazionali, il Tribunale di Milano ha condannato un datore di lavoro (nella specie, una banca specializzata in clientela extracomunitaria) per una serie di condotte discriminatorie, verificatesi sul luogo di lavoro, a danno di un proprio dipendente originario del Senegal.

Tali condotte sono consistite, fra l’altro, nel reiterato uso di epiteti già in più occasioni ritenuti razzisti e diffamatori dalla giurisprudenza (come i dispregiativi “negri” o “negroni”) e nell’espressione di giudizi volgari ed infamanti nei confronti di particolari categorie di soggetti (come extracomunitari, musulmani e rom).

La “specifica e speciale connotazione razziale della banca” non è stata ritenuta dirimente a fini di attenuazione della responsabilità: essa, al contrario, avrebbe forse dovuto costituire un’aggravante rispetto ai comportamenti in questione.

 

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